Bha.
Sono seriamente colpita di quante/i ragazze/i che abbiano vissuto un'esperienza di aborto sia possibile incontrare.
E trovo altrettanto allarmante la facilità con cui vengano fatte certe confessioni.
Leggerezza nell'affrontare la questione o bisogno di parlarne?
Temo che sia necessario fare una distinzione meramente sessuale per rispondere.
Se nella mente dei ragazzi balena il pensiero della "brutta esperienza", il passo al "però ne è valsa la pena" è estramente breve: una manciata di secondi.
Il lutto rimane solitamente e soprattutto alle ragazze. Si ha come l'impressione che, al momento a cui risale la faccenda, siano come state convinte, incentivate o pressate in una direzione piuttosto che in un'altra. E' anche vero che il senno di poi porta a determinati pensieri. Forse la questione è talmente delicata e complessa che nemmeno le stesse protagoniste riescono a darsi un giudizio. Figurarsi se spetta a noi porne uno.
Però.
La cosa fa pensare. E molto.
Il punto cruciale di tutta la questione è che la responsabilità della cosa è di due persone, ovviamente (lascio da parte situazioni in cui il
lui non è e non sarà mai a conoscenza del fatto). E nonostante lo slogan delle femministe "L'utero è mio, lo gestisco io", la decisione non è mai presa dalla sola madre. E parlo già di madre perchè la maternità, a differenza della paternità, inizia psicologicamente già lì dove si viene a sapere dell'instaurata gravidanza, alla notizia della positività del gravindex, il test di gravidanza. E' così, punto e basta. Nella mente della donna parte tutto da lì, mentre logicamente l'uomo ha bisogno di più tempo per "elaborare" e "comprendere" la cosa. (Con ciò non me ne vogliano gli uomini, non intendo assolutamente attribuire a loro un ritardo mentale-cognitivo).
Dicevo. E' una disparità inevitabile quella che viene a crearsi al momento di dire la propria sulla questione tra l'uomo e la donna della stessa coppia. Come potrebbe essere altrimenti? E ciò che è peggio, ci sarà una disparità incolmabile sulla sensazione di lutto incancellabile che (nella stragrande maggioranza dei casi) accompagnerà la donna per tutto il resto della sua vita.
Ci sono signore che, a distanza di anni, tornano dalla ginecologa e tirano fuori frasi tipo "Eh sa dottoressa, a quest'ora avrebbe 20 anni...". Vi assicuro, è agghiacciante.
Che fare, dunque?
Niente.
La questione è così. Uomini e donne sono biologicamente e mentalmente diversi. Non si può venire a capo di una questione del genere.
Ma quando nel 2009 senti 20enni e passa parlare di pillole dimenticate, preservativi rotti, metodo del coito interrotto (il salto della quaglia) senza ricorso alla pillola del giorno dopo tanto "ma và, ti pare?, che siamo così sfigati che deve capitare proprio a noi? naaaaaa!", allora le palle ti girano vorticosamente.
Se poi ci aggiungi che molte di queste coppie (o le singole persone ormai "scoppiate") che hanno vissuto sulla propria pelle l'esperienza di un aborto il preservativo non lo mettono perchè "non sentono niente mentre fanno sesso" o la pillola non la usano "perchè fa ingrassare"...allora figli miei, vi auguro, un giorno, di morire di sensi di colpa.
(Ovviamente esistono le eccezioni, in tutto e per tutto.
Questo non vuole essere un post giudicante.
Sono solo pensieri miei sulle storie che ho conosciuto.
Certo ce ne sono molte altre diverse.)